Alla ricerca del numero magico

Gli attuali scenari economici, caratterizzati da forti squilibri interni, hanno indotto molti economisti ad analizzare le relazione tra reddito, benessere e felicità, evidenziando paradossalmente l’esistenza di un rapporto inverso tra queste variabili. L’approccio multidisciplinare che tale analisi richiede, ricerca strumenti di rilevazione nuovi che tengano conto di tutti questi fattori.

La considerazione di altri aspetti oltre a quello della ricchezza materiale, come i beni relazionali, la distribuzione equa della ricchezza stessa, il tempo libero etc… ha determinato un cambio di paradigma, che vede gli studiosi, non solo gli economisti, impegnati nella elaborazione di nuovi strumenti di valutazione della qualità della vita, della felicità del singolo e della collettività.

Le questioni relative ai concetti di “felicità”, qualità della vita e benessere accompagnano l’Umanità. La storia dell’uomo, può a mio avviso, essere interpretata come una continua ricerca di quel sentimento, di quello stato psicofisico, al quale paradossalmente le diverse discipline, dalla filosofia alla psicologia, dalla sociologia all’economia, non riescono a fornire una definizione unica ed esaustiva.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità la “felicità” sembra identificarsi con la “Qualità della Vita”, per gli economisti si identifica meglio con il benessere.

L’evoluzione interpretativa conduce ad una visione olistica che comprende la salute fisica, sociale e psicologica, un significato complesso, sia dal punto di vista semantico che dell’impatto individuale e sociale, che difficilmente può trovare sintesi in un indicatore. Tuttavia gli indici rappresentano un elemento chiave per comprendere un fenomeno, perché ne fornisce un’idea immediata e consente di studiarne i trend nel tempo e di effettuare confronti fra diverse realtà.

 

La crisi globale in atto, ha riportato al centro del dibattito, non solo economico, questi temi, determinando quel cambio di paradigma fondato su una rinnovata sensibilità, all’impatto ambientale e allo sviluppo sostenibile, all’equa distribuzione delle risorse, “all’aumento della ricchezza come e mezzo e non come fine nella promozione di due aspetti dello sviluppo: capabilities e functioning”, come sostiene Amartya Sen, Premio Nobel per l’economia.

“La felicità – come osservò a suo tempo Franklin Delano Roosevelt ( ex presidente degli USA) – non viene unicamente dal possesso dei soldi, ma dal piacere che viene dal raggiungimento di uno scopo, dall’emozione che deriva dallo sforzo creativo. La gioia e la tensione morale non devono più essere dimenticate a favore di una folle ricerca di profitti evanescenti”.

 Il PIL, nato come indicatore di benessere economico e poi usato anche come indice di progresso sociale, presente in realtà alcuni evidenti limiti, non essendo in grado di tener conto delle diverse variabili che caratterizzano il benessere umano nel suo complesso, come ha messo in luce di recente il famoso Rapporto Stiglitz, il quale non fornisce alcuna risposta definitiva ma può essere considerato un nuovo punto di partenza di un difficile percorso cui sarebbe opportuno ed utile partecipassero più attori possibili e non solo esperti di settore.

Il documento ha però avuto il pregio di tracciare delle linee guida fondamentali e sottolineando che se le misure statistiche non collimano più con le percezioni delle persone, non riflettono il dato sociale, per cui le politiche economiche ne risultano danneggiate, con conseguenze devastanti. Molte istituzioni, hanno lanciato iniziative per dare seguito alle raccomandazioni, significativamente attiva l’Italia con l’elaborazione del Bes e dei relativi rapporti annuali.

In ogni fase recessiva, l’urgenza di interventi adeguati nel sistema e di opportune manovre di politica economica, spinge alla ricerca di nuovi indicatori in grado di cogliere le sfumature e le molteplici componenti del ‘benessere’ umano; tuttavia gli indicatori finora elaborati non sembrano rappresentare una reale soluzione alternativa, anch’essi, infatti, presentano vantaggi e svantaggi e, soprattutto, forniscono segnali troppo diversi tra loro per poterli considerare affidabili.

Forse occorre rassegnarci all’idea che non esiste un numero magico che riesca ad esprimere un concetto avente così tante declinazioni e che, prima di dimenarci nella ricerca spasmodica dell’indice perfetto, sarebbe opportuno giungere ad una posizione condivisa su cosa intendiamo per benessere umano e su cosa vogliamo fondare lo sviluppo; ma forse anche questa è un’utopia.

Approfondimenti:

https://www.ibs.it/libri/autori/Amartya%20K.%20Sen

http://www.club-cmmc.it/lettura/Rapporto_Stiglitz.pdf

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