#TorverPills: Recovery Fund, per l’Italia è una “vittoria mutilata”

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Il Consiglio Europeo ha raggiunto, all’alba del 21 luglio, dopo 4 giorni di trattative, l’accordo sul Recovery Fund.

Il piano di aiuti europeo consisterà in un totale di 750 milardi, divisi in una parte in prestito ed una a fondo perduto.

Questi fondi inizieranno ad essere erogati dal prossimo anno, fino al 2027, periodo in cui la Commissione andrà a remunerare le risorse sul mercato tramite l’emissione di bond garantiti dal bilancio UE.

L’ostruzionismo dei paesi “frugali”

La lunghezza del Consiglio Europeo, è stata determinata dall’ostruzionismo dei paesi cosiddetti “frugali”. Tra tutti, il più critico è stato il Presidente Olandese Rutte, ostile all’ipotesi di distribuzione di aiuti a fondo perduto.

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Il Presidente olandese Rutte

La soluzione è stata trovata con il ridimensionamento di questi fondi da 500 miliardi a 390, mentre i prestiti sono aumentati da 250 a 360 miliardi.

Cosa spetta all’Italia

Di questi fondi, l‘Italia riceverà, circa, 208 miliardi, di cui, prestiti per 124 miliardi e 81 miliardi a fondo perduto.

Cosa serve per ottenere i fondi

Per accedere al Recovery Fund, gli Stati dovranno presentare, in autunno, il proprio piano di riforme 2021-2023, che poi sarà analizzato dalla Commissione Europea.

Successivamente, la Commissione, presenterà le proprie valutazioni al Consiglio Europeo che dovranno essere approvate a maggioranza qualificata. Se questo non verrà approvato, la Commissione, non erogherà i fondi a quello Stato

C’è poco da esultare?

Mentre il Premier Conte è stato accolto come eroe della Patria, osannato dalle forze di maggioranza, l’opposizione è su un timido piede di guerra. Il leader della Lega, Matteo Salvini, liquida la questione etichettandola come un’eurotruffa. Poco soddisfatta anche Giorgia Meloni, che però riconosce a Conte il merito di aver provato a difendere l’interesse italiano.

Arriva un no secco anche dal leader di Azione, Carlo Calenda. Dalla sua analisi emergono delle problematiche del Recovery Fund.

La prima, più evidente a tutti, riguarda gli 80 miliardi a fondo perduto. Sono veramente 80? Non esattamente. Per l’erogazione di questi fondi, la Commissione, utilizzerà le risorse presenti in bilancio oltre ai titoli emessi sul mercato. E chi finanzia l’UE? Gli stati membri che versano l’1% del PIL ogni anno, dal 2028, l’Italia ne verserà 55 e il netto di soldi a fondo perduto sarà di circa 25 miliardi.

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