L’inflazione che non decolla, emblema delle difficoltà dell’economia globale

Da qualche anno è ormai il crucio della BCE e di tutte le banche centrali del mondo: l’inflazione. Molti storici economisti sostengono che un’economia si dimostra in salute quando il livello dei prezzi sale con una certa costanza. Ebbene, la difficoltà dell’economia globale nel far riprendere a correre l’inflazione è l’emblema del rallentamento della crescita economica mondiale. Del tutto inefficaci sembrano ormai le manovre ultraespansive di acquisto di titoli di Stato e titoli privati per un valore di 60 miliardi al mese, intraprese dalla BCE esattamente un anno fa.

Le ultime stime relative al mese di Febbraio destano forte preoccupazione: nell’area Euro l’inflazione torna al segno meno toccando il -0,2% mentre in Italia il livello dei prezzi è sceso al -0,2% dal 0,3% di Gennaio. Ad oggi l’inflazione acquisita nel 2016 in tutta l’Eurozona è del -0,6% e si parla dunque di deflazione. Persino l’inflation core, ovvero quella calcolata senza tenere conto dei beni energetici e alimentari che presentano una certa volatilità, è crollata scendendo allo 0,7% dall’1% stabile dei mesi precedenti. Ma non sono soltanto i dati attuali a preoccupare; le previsioni per il futuro prossimo preoccupano se si considera che l’indice che misura le aspettative di inflazione è sceso all’1,37% (livello in assoluto più basso da quando esiste l’Euro), ben lontano da quel 2% che la BCE si è assolutamente prefissata di raggiungere con le manovre di Qe.

Draghi e i suoi si riuniranno nuovamente il 10 Marzo e probabilmente verrano presi nuovi provvedimenti. Il valore mensile del Qe potrebbe venir aumentato fino a 80 miliardi come già traspare da diverse fonti della BCE e l’acquisto dei titoli includerà anche i corporate bond. Inoltre, non sarebbe improbabile anche un ulteriore taglio sui tassi dei depositi fino al segno meno. Draghi ha più volte detto di essere disposto a tutto pur di raggiungere l’obbiettivo di inflazione al 2% nell’area Euro ma effettivamente ad oggi i risultati del suo aggressivo programma sono a dir poco deludenti. L’unico risultato dello sfrenato acquisto di titoli è stato di mantenere basso il valore dell’Euro e stabilmente sotto l’1,10 rispetto al dollaro. Siamo quindi sicuri che procedere con questa forte immissione di liquidità sia il metodo migliore per far ripartire i prezzi e la nostra economia? L’impressione è che ormai le dinamiche reali non reagiscano più alle spinte finanziarie delle banche centrali o almeno non come si vorrebbe. Per far ripartire l’inflazione e il benessere è necessario ripartire dalla domanda di beni reali ormai in profonda crisi in tutta l’Ue e dal potere di acquisto delle famiglie, magari riducendo l’imposizione fiscale. Servono riforme serie, i Qe non bastano più e l’Europa in primis deve iniziare a muoversi, prima che la deflazione renda ancora più insostenibili i nostri debiti pubblici nazionali.

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